En attendant Godard

Festa di compleanno per il maestro: all’Arca del Tempo di Settimo San Pietro l’anteprima di “Film Socialisme” e le sequenze di Alphaville, Pierrot le Fou e Histoire(s) du Cinema. A Cagliari, prima visione di “Film Socialisme” preludio alla manifestazione primaverile in Castello. Così l’autore di “Fino all’ultimo respiro” diventa cittadino dell’Isola. di Anna Brotzu

Jean-Luc GodardDOPO L’ARTICOLO IL VIDEO: “Godard: due o tre cose che (non) sappiamo di lui”

La Sardegna celebra Jean-Luc Godard: a contrasto con la “rimozione di massa” sottolineata dal regista Carlo Rafele proprio su Cinemecum, per l’ottantesimo compleanno di uno dei creatori della Nouvelle Vague a Settimo San Pietro, in un luogo che riunisce simbolicamente il passato (remoto) e il futuro come l’Arca del Tempo il 3 dicembre si è brindato sulla CuccurTorta di Alberto Soi, idea grafica che racchiude “Fino all’ultimo Godard”.

E come si conviene per omaggiare un maestro della decima musa, son state proiettate le sue immagini, dall’ultimo “Film Socialisme” presentato a Cannes e Locarno – due “falsi movimenti” secondo Rafele, due occasioni mancate di approfondire e riflettere sull’opera multiforme dell’artista – alle sequenze (in loop) di pietre miliari come “Alphaville”, “Pierrot le Fou” e “Histoire(s) du Cinema”.

L'Arca del TempoCome lascia intendere Carlo Rafele, di questo artista geniale e dissacrante resiste il mito di provocateur: la sua presenza a Cannes avrebbe fatto da volano alle polemiche, al gossip  ed ecco che l’autore di “Fino all’ultimo respiro”, “Questa è la mia vita”, “La cinese” si sottrae, lascia semmai la parola alle suggestioni evocate sul grande schermo da questa grande sinfonia corale che porta impressa, inconfondibile la sua firma.  A Settimo, di cui è appena diventato cittadino onorario, si ricostruisce quella pluralità di sguardi, il gusto per la sperimentazione e l’invenzione di nuovi linguaggi: e 6 minuti (li trovate QUI) racchiudono in un difficile esercizio di sintesi, le diverse traiettorie, i punti salienti di un percorso d’esploratore visionario.

L'Arca del TempoE anche il significato di un progetto ambizioso, in controtendenza (o forse solo in anticipo) con quella voluta “dimenticanza”: al preludio invernale del 2, 3 e 4 dicembre (suggellato dalla proiezione di “Film Socialisme” all’Auditorium Comunale di piazza Dettori a Cagliari) seguirà, come già annunciato, in primavera al Ghetto degli Ebrei, tra le mura antiche di Castello a Cagliari un mese “nel segno di Godard”. Sequenze dei suoi film, mostre, incontri, perfino un concorso riservato alle scuole (che privilegia l’uso di cellulari) “abiteranno” le sale dell’ex Caserma di via Santa Croce.
In attesa, insomma, che come auspica Rafele “il cinema, come avrebbe dovuto fare quest’anno, si fermi per celebrare uno dei più grandi creatori di forme nella storia del ‘900, colui che ha trasformato l’arte cinematografica e ha posto le domande più importanti al cinema stesso”, sarà l’Isola, che tramite l’iniziativa della Giunta di Settimo San Pietro ne ha fatto un suo cittadino onorario, a dare il via ai festeggiamenti.

L'Arca del TempoProssimo appuntamento, nel marzo 2011 con la partecipazione dello stesso Godard: l’idea è proprio quella di affidare al maestro la scelta e la premiazione dei lavori dei possibili cineasti di domani.
E proprio pensando al futuro entra in gioco, continua Rafele, un “principio di responsabilità”: «Godard si appresta a pensare, immaginare un film che porta un titolo impegnativo: “Addio al linguaggio”. Io vorrei che i popoli, che gli Stati si mobilitassero, cioè ad esempio che il governo svizzero con i suoi consiglieri si riunissero e dicessero: noi facciamo in modo che Godard faccia questo film, noi contribuiamo, la stessa cosa dovrebbe fare la Francia, ma dirò di più: dovrebbe farla l’Europa. Noi siamo dei privilegiati: siamo la generazione che può festeggiare gli 80 anni di Godard. Molti non potranno più farlo, noi siamo qui, i suoi contemporanei, presenti che possono fare questo.

L'Arca del TempoLui ha vinto da pochi giorni un premio per il design e l’ha accettato, ha sorriso perché prende 40mila franchi, qualcosa che va a contribuire a questa possibilità. E allora io dico ricordiamoci di quel motto di Jacques Tati che negli anni Sessanta aveva scritto un articolo in favore di Bresson e aveva detto: noi abbiamo un genio in casa, perché renderci la vita difficile? Io vorrei avere tanti soldi e produrre tanti film a Robert Bresson!”.
Ecco diamo la possibilità a Godard di fare almeno un altro film, che già dal titolo allude a un congedo, e poi non sarà così perché Godard mette in discussione continuamente se stesso. Oggi abbiamo molti film che nascono da suggestioni, altra cosa è fare arte cinematografica, che significa rispondere ad alcune domande fondamentali del nostro tempo. Godard è in grado raccogliendo un pretesto di storia contemporanea e di trasformarlo in cinema; non si limiterebbe a raccontare una notizia facendo un reportage:  lui trasforma in arte quello che ancora è in uno stato primitivo!».

Le foto dell’installazione Arca del Tempo sono di Alberto Soi.

(Dicembre 2010)

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