Un “esperimento” che tiene insieme due elementi “forti”: la “Commedia dantesca – di per sé esperienza di scrittura poetica di sconcertante problematicità ed ampiezza – con una Lingua “cristallizzata” ma suscettibile di variazioni e “varianti” come la Lingua sarda.
«Parole mie che per lo mondo siete» L’Inferno di Dante raccontato e commentato in Lingua sarda
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“E qualcuno che sappia leggere Dante non si trova”. L’ultimo Nastro di Giovanni Boccaccio.
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“Tu vedrai le genti dolorose, / c’hanno perduto il ben dell’intelletto”.
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“Chi è costui che sanza morte / va per lo regno de la morta gente?”
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“Francesca, i tuoi martìri / a lagrimar mi fanno tristo e pio. / Ma dimmi…”
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“E poi quasi sdegnoso, mi domandò: Chi fuor li maggior tui”
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“E Guido ov’è? Perché non è teco?”
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“E per la mesta / selva saranno i nostri corpi appesi, / ciascun al prun de l’ombra sua molesta”
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“I’ son Beatrice che ti faccio andare: /vegno del loco ove tornar disio; / amor mi mosse, che mi fa parlare”
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“Lunga promessa con l’attender corto / ti farà triunfar ne l’alto seggio”
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“Non vogliate negar l’esperienza, / di retro al sol, del mondo sanza gente”
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“E se non piangi, di che pianger suoli?”
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“La tua fortuna tanto onor ti serba, / che l’una parte e l’altra avranno fame / di te; ma lungi fia dal becco l’erba”
“E qualcuno che sappia leggere Dante non si trova”. L’ultimo Nastro di Giovanni Boccaccio.
“Tu vedrai le genti dolorose, / c’hanno perduto il ben dell’intelletto”.
“Chi è costui che sanza morte / va per lo regno de la morta gente?”
“Francesca, i tuoi martìri / a lagrimar mi fanno tristo e pio. / Ma dimmi…”
“E poi quasi sdegnoso, mi domandò: Chi fuor li maggior tui”
“E Guido ov’è? Perché non è teco?”
“E per la mesta / selva saranno i nostri corpi appesi, / ciascun al prun de l’ombra sua molesta”
“I’ son Beatrice che ti faccio andare: /vegno del loco ove tornar disio; / amor mi mosse, che mi fa parlare”
“Lunga promessa con l’attender corto / ti farà triunfar ne l’alto seggio”
“Non vogliate negar l’esperienza, / di retro al sol, del mondo sanza gente”
“E se non piangi, di che pianger suoli?”
“La tua fortuna tanto onor ti serba, / che l’una parte e l’altra avranno fame / di te; ma lungi fia dal becco l’erba”
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