Vediamo che si accoccola dietro un commilitone che sta appunto – lui sì – assaporando la gioia del “dono”, leggendo la lunga lettera che gli hanno spedito da casa… E vediamo che, con camaleontica naturalezza, Charlot ne prende le fattezze, ruba l’identità allo sconosciuto compagno d’armi, ne trafuga le movenze e i sentimenti, fa sua l’intera filastrocca della vita dell’altro, recitandola in tutte le sfumature, condividendo riso e pianto, lacrime ed ebbrezza… come se quella trincea non fosse più un fronte di guerra ma l’impiantito di legno della scena dove agisce il signor di Molière…
Samuel Beckett
Perché non possiamo dirci artisti
Primato dell’arte critica: Thomas Mann, Samuel Beckett, Martin Heidegger
Se ponessimo accanto alla parola filosofia la parola teatro, il finale heideggeriano apparirebbe così: «La filosofia (il teatro) si mette in moto soltanto attraverso un particolare salto della propria esistenza dentro le possibilità fondamentali dell’esserci nella sua totalità; quindi il lasciarsi andare al niente, cioè il liberarsi dagli idoli che ciascuno ha e con i quali è solito evadere…
Appendice a “L’ultimo nastro di Krapp”
Ho conosciuto un pazzo che credeva che la fine del mondo ci fosse già stata. Dipingeva. Gli volevo bene. Andavo a trovarlo al manicomio. Lo prendevo per la mano e lo trascinavo davanti alla finestra. Ma guarda! Là. Tutto quel grano che spunta! E là! Guarda! Le vele dei pescherecci! Tutta questa bellezza! (Pausa). Lui…
Leggi TuttoDomani, e poi domani, e poi domani… Non c’è scampo per l’Intelligenza Artificiale!
La Scena come atto-evento.
Attori e Registi ai nastri di partenza.
L’attore esausto, il corpo patetico, l’eterna ripetizione: disalienazione e formazione storica.
Il regista argonauta.
Epigonalità: un dramma borghese.
Abbandonare la centralità della Scena: Io-non Io.
Possiamo davvero dirci artisti?
Attori e Registi ai nastri di partenza.
L’attore esausto, il corpo patetico, l’eterna ripetizione: disalienazione e formazione storica.
Il regista argonauta.
Epigonalità: un dramma borghese.
Abbandonare la centralità della Scena: Io-non Io.
Possiamo davvero dirci artisti?
Il regista argonauta e l’attore esausto discutono e “patteggiano” la volontà di “rappresentare”: che cosa?


