Dentro Strehler c’è questo rovello, fatto di ritorni continui sulle cose già dette e rappresentate e che bisogna dire e rappresentare meglio, i colloqui-meditazione con i fantasmi degli spettacoli da fare, la nevrosi dissociante, tipica d’ogni autentico uomo d’immaginazione, fra l’atto fantastico e l’atto vissuto, cioè fra il Teatro e il Mondo…
Scritture
Bertolt Brecht e Roland Barthes
Spazio e coscienza dell’Adesso: “Nella contraddizione stanno le nostre speranze”
«Nell’ordine brechtiano non c’è eredità se non invertita: morto il figlio, la madre lo ricomincia, lo continua, come se fosse lei il giovane germoglio, la nuova foglia chiamata ad aprirsi. Così questo vecchio tema del ricambio, che ha alimentato tanti drammi eroico-borghesi, non ha più alcun contenuto antropologico»
Shakespeare secondo John Middleton Murry (e un ignoto traduttore italiano)
«D’un tratto ci rendiamo conto di tutto quel che era implicito nella ingiunzione di Lady Macbeth: “avvitare il coraggio vostro al punto di giustezza”. Oggi la frase è divenuta per noi inglesi moneta corrente, resa opaca dall’uso: la mente non vi si ferma più. Ma in questo passo essa erompe e palpita di nuova vita, come appunto accadde quando Shakespeare, per primo, donò le parole a Lady Macbeth. Era un’espressione nuova, allora; era la prima metafora del genere che comparisse nella nostra lingua. E com’era la prima del suo genere, così rimane ancora la più alta. Quando s’avvita il piròlo d’un violino (a quei tempi era il liuto o la viola) per tendere la corda, le dita cercano delicatamente di riconoscere il “punto di giustezza”, quello a cui si giunge quando sia stretto il piròlo e tesa la corda. Le dita cercano, ma con la lieve e sottile apprensione che la corda possa saltare. Ecco la figurazione di Shakespeare, ed ecco quel che ha fatto Lady Macbeth della propria anima e – per virtù d’esempio – anche di quella del marito. E quelle sue parole: “Non fosse assomigliato / a mio padre nel sonno, io l’avrei fatto”, ci dicono che il piròlo ha ceduto o ch’è saltata la corda»
Se “geniale” fosse l’Epoca: da Bruno Schulz a Elena Ferrante
«Ci avviciniamo ora a gran passi a quell’epoca meravigliosa e catastrofica che nella nostra biografia porta il nome di epoca geniale. Invano negheremmo che fin d’ora sentiamo quella stretta, quel sacro timore che precede i momenti estremi. Ben presto ci mancheranno nella tavolozza i colori e nell’animo la luce per apporre i più alti accenti, sottolineare i più luminosi e ormai trascendentali contorni di questo quadro. Che è mai quest’epoca geniale e quando fu?»
Il filosofo e il calciatore (per una tregua del “caso Heidegger”)
«Non suonare la nota, pensala soltanto» (Glenn Gould)
Con Gould – attraverso Gould – si pone il tema musica pensata e musica eseguita, il contrappunto come autonomia, sovranità e indipendenza delle “voci”, spersonalizzazione dell’Io pianistico. Prima di suonare, di attaccare il brano “scelto” e lungamente “cercato”, il pianista è chiamato a “meditare”, ovvero – volendo assumere questo verbo in chiave heideggeriana – deve esporsi sull’abisso della domanda.
Con Gould – attraverso Gould – si pone il tema musica pensata e musica eseguita, il contrappunto come autonomia, sovranità indipendenza delle “voci”, spersonalizzazione dell’Io pianistico. Prima di suonare, di attaccare il brano “scelto” e lungamente “cercato”, il pianista è chiamato a “meditare”, ovvero – volendo assumere questo verbo in chiave heideggeriana – deve esporsi sull’abisso della domanda…
Roberto De Monticelli e l’identità del critico teatrale
Un ricordo trent’anni dopo la morte (1919-1987)
«L’attore italiano non sa più come definirsi. Non è, la sua, un’angoscia nominalistica, non è più questione di parole o di formule. È proprio l’immagine di sé che gli è, paradossalmente, ignota; o che gli si è andata oscurando e confondendo, sfumando in una serie di altre possibilità, apparenze, ipotesi e funzioni, man mano che egli acquistava – sembra una contraddizione ma non lo è – una sempre maggiore consapevolezza critica del proprio lavoro e del potere che, nella società, gliene deriva»
“Casa d’altri”, Silvio D’Arzo, il racconto perfetto, la regola del Dio inutile
In mezzo a tutto quel silenzio e a quel freddo e a quel livido e a quell’immobilità un poco tragica, l’unica cosa viva era lei: Zelinda.
Perché non possiamo dirci artisti
Primato dell’arte critica: Thomas Mann, Samuel Beckett, Martin Heidegger
Se ponessimo accanto alla parola filosofia la parola teatro, il finale heideggeriano apparirebbe così: «La filosofia (il teatro) si mette in moto soltanto attraverso un particolare salto della propria esistenza dentro le possibilità fondamentali dell’esserci nella sua totalità; quindi il lasciarsi andare al niente, cioè il liberarsi dagli idoli che ciascuno ha e con i quali è solito evadere…
Giaime Pintor: una giovinezza pallida e furente
“Senza la guerra sarei rimasto un intellettuale con interessi prevalentemente letterari, avrei discusso i problemi dell’ordine politico, ma soprattutto avrei cercato nella storia dell’uomo solo le ragioni di un profondo interesse, e l’incontro con una ragazza o un impulso qualunque alla fantasia avrebbe contato per me più di ogni partito o dottrina”
«Senza la guerra sarei rimasto un intellettuale con interessi prevalentemente letterari, avrei discusso i problemi dell’ordine politico, ma soprattutto avrei cercato nella storia dell’uomo solo le ragioni di un profondo interesse, e l’incontro con una ragazza o un impulso qualunque alla fantasia avrebbe contato per me più di ogni partito o dottrina»
Futuro Fossile, ovvero la scadenza dell’eterno. Rita Corsa intervista Alberto Soi
“Accadono sincronicità fatali tra cose, e tra cose e uomini”
«Parole mie che per lo mondo siete» L’Inferno di Dante raccontato e commentato in Lingua sarda
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“E qualcuno che sappia leggere Dante non si trova”. L’ultimo Nastro di Giovanni Boccaccio.
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“Tu vedrai le genti dolorose, / c’hanno perduto il ben dell’intelletto”.
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“Chi è costui che sanza morte / va per lo regno de la morta gente?”
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“Francesca, i tuoi martìri / a lagrimar mi fanno tristo e pio. / Ma dimmi…”
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“E poi quasi sdegnoso, mi domandò: Chi fuor li maggior tui”
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“E Guido ov’è? Perché non è teco?”
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“E per la mesta / selva saranno i nostri corpi appesi, / ciascun al prun de l’ombra sua molesta”
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“I’ son Beatrice che ti faccio andare: /vegno del loco ove tornar disio; / amor mi mosse, che mi fa parlare”
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“Lunga promessa con l’attender corto / ti farà triunfar ne l’alto seggio”
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“Non vogliate negar l’esperienza, / di retro al sol, del mondo sanza gente”
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“E se non piangi, di che pianger suoli?”
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“La tua fortuna tanto onor ti serba, / che l’una parte e l’altra avranno fame / di te; ma lungi fia dal becco l’erba”
“E qualcuno che sappia leggere Dante non si trova”. L’ultimo Nastro di Giovanni Boccaccio.
“Tu vedrai le genti dolorose, / c’hanno perduto il ben dell’intelletto”.
“Chi è costui che sanza morte / va per lo regno de la morta gente?”
“Francesca, i tuoi martìri / a lagrimar mi fanno tristo e pio. / Ma dimmi…”
“E poi quasi sdegnoso, mi domandò: Chi fuor li maggior tui”
“E Guido ov’è? Perché non è teco?”
“E per la mesta / selva saranno i nostri corpi appesi, / ciascun al prun de l’ombra sua molesta”
“I’ son Beatrice che ti faccio andare: /vegno del loco ove tornar disio; / amor mi mosse, che mi fa parlare”
“Lunga promessa con l’attender corto / ti farà triunfar ne l’alto seggio”
“Non vogliate negar l’esperienza, / di retro al sol, del mondo sanza gente”
“E se non piangi, di che pianger suoli?”
“La tua fortuna tanto onor ti serba, / che l’una parte e l’altra avranno fame / di te; ma lungi fia dal becco l’erba”
Un “esperimento” che tiene insieme due elementi “forti”: la “Commedia dantesca – di per sé esperienza di scrittura poetica di sconcertante problematicità ed ampiezza – con una Lingua “cristallizzata” ma suscettibile di variazioni e “varianti” come la Lingua sarda.
«Pensare la Russia»: conversazione con Vittorio Strada, anno 1986
“Pensare la Russia vuol dire sentire la Russia di ieri e di oggi come problema… Nei decenni scorsi, tra le due guerre, c’è stata una specie di mito della Russia, di ubriacatura ideologica, di entusiasmo per questo paese in quanto patria della rivoluzione del nostro secolo, ma poi è mancato, e manca tuttora, questo Pensare la Russia come epicentro della storia mondiale del nostro tempo… Si impone, insomma, ciò che io chiamo ecologia della coscienza, ecologia della cultura: un atteggiamento di onestà intellettuale non può che misurarsi sull’atteggiamento verso l’esperienza storica e culturale della Russia del nostro secolo… La formula Pensare la Russia vuol dire investire la nostra energia intellettuale, morale, politica in questo senso, in una nuova nozione della storia russa moderna e contemporanea…
Coloro che oggi, nella Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, sono chiamati “dissidenti”, non sono altro che uomini liberi, desiderosi di vedere nel loro paese quei principi di pace e di libertà che esistono altrove e che vogliono che quell’esperienza grandiosa e dolorosa che il loro popolo ha vissuto dopo la rivoluzione non porti soltanto a un miglioramento nel livello di vita. Vogliono che dopo sessant’anni e più si giunga all’affermazione di valori che ormai devono essere considerati intrinseci alla cultura e all’uomo moderno: la libertà, la democrazia, lo spirito critico. Tutta la cultura russa dell’ottocento e del novecento porta a questi valori, educa a questi valori, per cui ogni tentativo di leggerla e di interpretarla in chiave grettamente nazionalistica, e a supporto di un’ideologia autoritaria, è una tremenda falsificazione.
La scommessa di Robert Musil
L’uomo senza qualità, l’uomo senza particolarità, l’uomo senza essenza. Un eroe dello spirito alla ricerca di un’avventura pienamente intellettuale: l’uomo privato di sé stesso, che non vuole accogliere per sé, come elemento caratterizzante, l’insieme di “particolarità” che gli vengono da fuori e che quasi tutti gli esseri umani identificano ingenuamente con la loro pura anima segreta.
Ci sono stati anni, pochi per la verità, nei quali è parso che l’esperienza letteraria di Robert Musil potesse costituire una deflagrazione per il Lettore del Ventesimo Secolo, sospingerlo fanaticamente verso parametri di essenziale e assoluta primazia, alla stregua di traiettorie inattese e sorprendenti che il ‘900 stava già incidendo nell’effigie di scrittori come Proust, Kafka o Joyce, concentrando in particolare nel romanzo maggiore, nelle Tre Sezioni de L’Uomo senza qualità…
Figlio del Caos
Informazioni sul mio involontario soggiorno sulla terra
Luigi Pirandello: i frammenti postumi (1)
Il magistero di Thomas Mann
«Morte o vita… malattia, salute… spirito e natura. Sono queste le antitesi? Mi domando: sono problemi questi? No, non lo sono, e non è neppure una questione quella della loro signorilità. La diserzione della morte è nella vita, non ci sarebbe vita senza di essa, e in mezzo si pone la condizione dell’Homo Dei… nel mezzo fra diserzione e ragione – e pure il suo stato si trova tra la comunità mistica e la più infida individualità.
Maurice Blanchot e Roberto Bazlen
Del mio desiderio di non pensare più a Blanchot per qualche anno, ti ho scritto sei mesi fa, da Venezia…
«Non ricordo con esattezza tutto quello che ho scritto, ma ricordo benissimo che tra gli elementi negativi che ti ho elencato (ce n’erano anche di positivi), c’era il senso di inconsistenza che mi dànno certe sue jongleries, certi suoi giri a vuoto, intorno a solidificazioni come il désir e la nuit e l’angoisse e quella mort che ti raccomando particolarmente…
Estetica dell’ombra, della decadenza, della dannazione, del riscatto. Conversazione con Ferruccio Masini (1988)
La letteratura, la filosofia, la direzione (di vita) da prendere: nessun discorso (nessun itinerario) è conchiuso.
Kafka senza kafkismi.
Per un nichilismo attivo: lo scriba del caos.
Una prospettiva minoritaria: la scrittura come orientamento, non compimento, affermazione vitale (laus vitae).
Il non ordine del significato e la “malattia” irrazionalistica.
“Di me vorrei non si dicesse: Lei è obiettivo. Sarebbe falso, non sono obiettivo, né posso esserlo: devo vivere”.
Kafka senza kafkismi.
Per un nichilismo attivo: lo scriba del caos.
Una prospettiva minoritaria: la scrittura come orientamento, non compimento, affermazione vitale (laus vitae).
Il non ordine del significato e la “malattia” irrazionalistica.
“Di me vorrei non si dicesse: Lei è obiettivo. Sarebbe falso, non sono obiettivo, né posso esserlo: devo vivere”.
Espressione Dante Alighieri Apocalypsis cum figuris (tempo primo): Chi getta via la sapienza e la dottrina è infelice!
Il pozzo del passato: mito, origine, lingua, poesia
La provenienza essenziale, il salto instauratore
La mente presaga, la visione onnisciente
«Chi è costui che sanza morte / va per lo regno de la morta gente?»
Conversione e Rivelazione, Poesia e Filosofia
Primiloquium, la Parola che (av)viene prima
Origine “davanti a noi”, ritorno alle cose stesse, “là dove già siamo”
«Mare non notum», da Ovidio a Dante: «L’acqua ch’io prendo già mai non si corse»
«Non Enea, non Paulo sono». E dunque?
Poesia come “stato di necessità”: la lingua “discordante”, “l’intrinseca mutevolezza dei volgari”
«Sembrano soli (i poeti), ma sempre hanno presagi»
«Cominciai dunque a dire: Voi che ‘ntendendo il terzo ciel movete»
La parola “generativa” contro la rappresentazione fintamente “creativa”, prevedibile e ripetitiva
Dante nel vestibolo dei nostri frammenti: Friedrich Hölderlin, Martin Heidegger, Thomas Mann, Luigi Pareyson, Furio Jesi, Maurice Blanchot, Karol Kérenyi, Walter Benjamin.
La provenienza essenziale, il salto instauratore
La mente presaga, la visione onnisciente
«Chi è costui che sanza morte / va per lo regno de la morta gente?»
Conversione e Rivelazione, Poesia e Filosofia
Primiloquium, la Parola che (av)viene prima
Origine “davanti a noi”, ritorno alle cose stesse, “là dove già siamo”
«Mare non notum», da Ovidio a Dante: «L’acqua ch’io prendo già mai non si corse»
«Non Enea, non Paulo sono». E dunque?
Poesia come “stato di necessità”: la lingua “discordante”, “l’intrinseca mutevolezza dei volgari”
«Sembrano soli (i poeti), ma sempre hanno presagi»
«Cominciai dunque a dire: Voi che ‘ntendendo il terzo ciel movete»
La parola “generativa” contro la rappresentazione fintamente “creativa”, prevedibile e ripetitiva
Dante nel vestibolo dei nostri frammenti: Friedrich Hölderlin, Martin Heidegger, Thomas Mann, Luigi Pareyson, Furio Jesi, Maurice Blanchot, Karol Kérenyi, Walter Benjamin.
«Chi è costui che sanza morte / va per lo regno de la morta gente?» Conversione e Rivelazione, Poesia e Filosofia Viaggio a Beatrice: la meta sulla vetta, l’arco della vita Dante nel vestibolo dei nostri frammenti: Hölderlin, Heidegger, Mann, Pareyson, Blanchot, Derrida «L’acqua ch’io prendo già mai non si corse»


















