Scritture

Futuro Fossile, ovvero la scadenza dell’eterno. Rita Corsa intervista Alberto Soi

Dobbiamo essere grati a Rita Corsa per il ragguardevole lume di pensiero critico che ha acceso riguardo all’opera grafico-artistico-visiva di Alberto Soi: un contributo apparso pochi giorni or sono sul sito web della Società psicoanalitica italiana, nella sezione “Psicoanalisi e cultura”. Non credo di esagerare se affermo che dopo la presentazione-esposizione dell’ultima opera, Barocco digitale…

2019: l’anno di Giaime Pintor. Carlo Rafele a colloquio con Simona Loddo

GIAIME PINTOR: UNA GIOVINEZZA PALLIDA E FURENTE  Radiodramma in sei puntate di Carlo Rafele Martedì 30 Aprile prende il via una biografia sceneggiata dell’intellettuale antifascista a cento anni dalla nascita. Una produzione della sede regionale Rai Sardegna. Simona Loddo: Carlo Rafele, sei l’autore di una drammaturgia radiofonica dedicata a Giaime Pintor, a cento anni dalla…

Perché non possiamo dirci artisti

Forse nessuno, oggi, volendo esibire nella scrittura o sulla scena una sua ipotetica visione del mondo, si azzarderebbe a proporre un Personaggio-Uomo provvisto di un fondamento pieno e sistematico, il “Tutto organico e concluso” che Nietzsche celebrava nel Caso Wagner (1888); prevarrebbe di contro l’individuo de-storificato, debole e parcellizzato, il Viandante che rincorre luoghi di spaesamento, di…

“Casa d’altri”, Silvio D’Arzo, il racconto perfetto, la regola del Dio inutile

«Fu una sera. Sul finire d’ottobre. Me ne venivo giù dalle torbe di monte. Né contento né triste: così. Senza nemmeno un pensiero. Era tardi, era freddo, ero ancora per strada: dovevo scendere a casa, ecco tutto. L’ombra proprio non era ancor scesa (…)
Solo allora, giù in fondo al canale che scorreva un venti metri di sotto, china a lavar biancheria o stracci vecchi o budella o qualcosa di simile, vidi una donna un po’ più vecchia di me. Sulla sessantina, sapete.
In mezzo a tutto quel silenzio e a quel freddo e a quel livido e a quell’immobilità un poco tragica, l’unica cosa viva era lei. Si chinava, e mi pare anche a fatica, affondava gli stracci nell’acqua, li torceva e sbatteva su un sasso; poi li affondava, torceva e sbatteva, e via ancora così. Né lentamente né in fretta, e senza mai alzare la testa…»

Roberto De Monticelli e l’identità del critico teatrale

Dobbiamo affrettarci a raccogliere il pretesto della cifra-anniversario che riguarda Roberto de Monticelli – 30 anni dalla morte – se non altro per riconoscere, ancor meglio ancor di più, i meandri-labirinti di una machine critique culturale e teatrale, che lungi dall’apparire esangue o desueta, o ancor meno fuori scena del nostro Oggi, occhieggia sorniona e…

Il filosofo e il calciatore Per una tregua del caso Heidegger

Così insistito, così goffamente reiterato il ricorso alla metafora calcistica, nell’incedere assordante di giornali, talk-show, programmi di intrattenimento “culturale”, che viene voglia di pescarne dal mazzo una tra le più prevedibili e intriganti, il cosiddetto fuorigioco off-side, per segnalare lo stato dentro cui si trovò la cultura filosofica europea sul finire degli anni ’80 (1987),…

Se “geniale” fosse l’Epoca: da Bruno Schulz a Elena Ferrante

Nella stravagante giostra di illazioni supposizioni “se fosse”, di Wanted affissi sul frontone della basilica del Villaggio, di cani-segugio sguinzagliati a ghermire l’odore dei soldi, nel clamore che il Nome Elena Ferrante sta suscitando nei due emisferi occidentali, affiora un dettaglio trascurato ma di primaria evocazione, irrompe l’ospite inatteso, il viaggiatore “cerimonioso” e muto, rimasto in piedi allo scoccare del banchetto nuziale, che espone l’effigie e le stimmate di un sublime, indimenticato scrittore-disegnatore della migliore stirpe polonaise: Bruno Schulz.

Shakespeare secondo John Middleton Murry (e un ignoto traduttore italiano)

Se cercate una formula flash che in sole quattro righe – pardon, quattro versi – possa svelare o compendiare l’epopea miracolosa del poeta drammaturgo di Stratford-upon-Avon – di cui abbiamo celebrato il 6 aprile i presunti 400 anni dal giorno della morte – occorre rovistare tra le pieghe di un Sonetto scritto intorno alla metà…

Bertolt Brecht e Roland Barthes

È tempo, forse, di una riscoperta – un riposizionamento – del caso Bertolt Brecht. Parrebbe che dopo anni di ignavia, indifferenza o colpevole rimozione, la pallide effigie “del povero B.B.” – come in poesia nominava se stesso – riprenda una sostanziale consistenza, rinasca come una scommessa ancora da tentare. E sarebbe un paradosso di traboccante…
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