Martin Heidegger
«Non suonare la nota, pensala soltanto» (Glenn Gould)
Con Gould – attraverso Gould – si pone il tema musica pensata e musica eseguita, il contrappunto come autonomia, sovranità e indipendenza delle “voci”, spersonalizzazione dell’Io pianistico. Prima di suonare, di attaccare il brano “scelto” e lungamente “cercato”, il pianista è chiamato a “meditare”, ovvero – volendo assumere questo verbo in chiave heideggeriana – deve esporsi sull’abisso della domanda.
Con Gould – attraverso Gould – si pone il tema musica pensata e musica eseguita, il contrappunto come autonomia, sovranità indipendenza delle “voci”, spersonalizzazione dell’Io pianistico. Prima di suonare, di attaccare il brano “scelto” e lungamente “cercato”, il pianista è chiamato a “meditare”, ovvero – volendo assumere questo verbo in chiave heideggeriana – deve esporsi sull’abisso della domanda…
Perché non possiamo dirci artisti
Primato dell’arte critica: Thomas Mann, Samuel Beckett, Martin Heidegger
Se ponessimo accanto alla parola filosofia la parola teatro, il finale heideggeriano apparirebbe così: «La filosofia (il teatro) si mette in moto soltanto attraverso un particolare salto della propria esistenza dentro le possibilità fondamentali dell’esserci nella sua totalità; quindi il lasciarsi andare al niente, cioè il liberarsi dagli idoli che ciascuno ha e con i quali è solito evadere…
Estetica dell’ombra, della decadenza, della dannazione, del riscatto. Conversazione con Ferruccio Masini (1988)
La letteratura, la filosofia, la direzione (di vita) da prendere: nessun discorso (nessun itinerario) è conchiuso.
Kafka senza kafkismi.
Per un nichilismo attivo: lo scriba del caos.
Una prospettiva minoritaria: la scrittura come orientamento, non compimento, affermazione vitale (laus vitae).
Il non ordine del significato e la “malattia” irrazionalistica.
“Di me vorrei non si dicesse: Lei è obiettivo. Sarebbe falso, non sono obiettivo, né posso esserlo: devo vivere”.
Kafka senza kafkismi.
Per un nichilismo attivo: lo scriba del caos.
Una prospettiva minoritaria: la scrittura come orientamento, non compimento, affermazione vitale (laus vitae).
Il non ordine del significato e la “malattia” irrazionalistica.
“Di me vorrei non si dicesse: Lei è obiettivo. Sarebbe falso, non sono obiettivo, né posso esserlo: devo vivere”.
Espressione Dante Alighieri Apocalypsis cum figuris (tempo primo): Chi getta via la sapienza e la dottrina è infelice!
Il pozzo del passato: mito, origine, lingua, poesia
La provenienza essenziale, il salto instauratore
La mente presaga, la visione onnisciente
«Chi è costui che sanza morte / va per lo regno de la morta gente?»
Conversione e Rivelazione, Poesia e Filosofia
Primiloquium, la Parola che (av)viene prima
Origine “davanti a noi”, ritorno alle cose stesse, “là dove già siamo”
«Mare non notum», da Ovidio a Dante: «L’acqua ch’io prendo già mai non si corse»
«Non Enea, non Paulo sono». E dunque?
Poesia come “stato di necessità”: la lingua “discordante”, “l’intrinseca mutevolezza dei volgari”
«Sembrano soli (i poeti), ma sempre hanno presagi»
«Cominciai dunque a dire: Voi che ‘ntendendo il terzo ciel movete»
La parola “generativa” contro la rappresentazione fintamente “creativa”, prevedibile e ripetitiva
Dante nel vestibolo dei nostri frammenti: Friedrich Hölderlin, Martin Heidegger, Thomas Mann, Luigi Pareyson, Furio Jesi, Maurice Blanchot, Karol Kérenyi, Walter Benjamin.
La provenienza essenziale, il salto instauratore
La mente presaga, la visione onnisciente
«Chi è costui che sanza morte / va per lo regno de la morta gente?»
Conversione e Rivelazione, Poesia e Filosofia
Primiloquium, la Parola che (av)viene prima
Origine “davanti a noi”, ritorno alle cose stesse, “là dove già siamo”
«Mare non notum», da Ovidio a Dante: «L’acqua ch’io prendo già mai non si corse»
«Non Enea, non Paulo sono». E dunque?
Poesia come “stato di necessità”: la lingua “discordante”, “l’intrinseca mutevolezza dei volgari”
«Sembrano soli (i poeti), ma sempre hanno presagi»
«Cominciai dunque a dire: Voi che ‘ntendendo il terzo ciel movete»
La parola “generativa” contro la rappresentazione fintamente “creativa”, prevedibile e ripetitiva
Dante nel vestibolo dei nostri frammenti: Friedrich Hölderlin, Martin Heidegger, Thomas Mann, Luigi Pareyson, Furio Jesi, Maurice Blanchot, Karol Kérenyi, Walter Benjamin.
«Chi è costui che sanza morte / va per lo regno de la morta gente?» Conversione e Rivelazione, Poesia e Filosofia Viaggio a Beatrice: la meta sulla vetta, l’arco della vita Dante nel vestibolo dei nostri frammenti: Hölderlin, Heidegger, Mann, Pareyson, Blanchot, Derrida «L’acqua ch’io prendo già mai non si corse»




