Nagisa Oshima cineasta galante

Intercalando tradizione nipponica e modernità d’occidente, il cinema di Nagisa Oshima ha tentato di tenere insieme due aspettative visionarie: l’erotismo come esperienza-limite in grado di scardinare la natura obsoleta del tempo ordinario; la violenza come soluzione anti-morale e anti-sistema per individui ridotti al lastrico dal giogo della quotidiana alienazione.

Temi e problematiche che il regista giapponese, scomparso all’età di 80 anni nel 2013, ha dispiegato con astuta e coraggiosa intraprendenza, svelando un immaginario insolito e svariato, come testimoniano alcune opere di sicuro affidamento: Racconti crudeli della giovinezza, Il cimitero del sole, Notte e nebbia del Giappone (1960), Diario di un ladro di Shjniuku (1968), L’impiccagione (1968), La cerimonia (1971), L’impero dei sensi (1976) Furyo (1983), Max mon amour (1986).
Titoli e trame che ancora oggi costituiscono il bene-rifugio di giovani cineasti alla ricerca del dettaglio magmatico e scandaloso, della marginalità disperata e assordante, dell’ossessione lucida e monomaniaca.
Il cinema di Oshima ha trovato l’acme del consenso nell’Impero dei sensi, film che dovette inizialmente piegarsi alle tirannie della censura nazionale e internazionale, collezionando tagli e proibizioni, rinnovando lo “scandalo” acceso quattro anni prima da Ultimo tango a Parigi.
Fa dunque riflettere che la versione definitiva del film, nella sua nudità integrale, sia apparsa in Italia nel 2003, a 27 anni di distanza dalla prima uscita. E chi volesse oggi addentrarsi nella cronologia dei “divieti” troverà di indispensabile richiamo il secondo volume (dal 1969 a oggi) dell’opera curata da Roberto Curti e Alessio Di Rocco “Visioni proibite. I film vietati dalla censura italiana” – uscito nel gennaio di quest’anno per il catalogo dell’editore Lindau – che incorona nella foto di copertina proprio una scena madre de L’impero dei sensi.

''L'impero dei sensi'' di Nagisa OshimaUn’opera della quale vanno immediatamente evidenziati il segno innovatore e la diversa “filosofia” di sguardo rispetto ai modelli di esasperazione sessuale più volte esibiti dal cinema d’autore, primo tra tutti il modello “Il postino suona sempre due volte”, fortunato romanzo di James Cain da cui germinarono numerose trasposizioni che portano le firme di Visconti, Tay Garnett, Bob Rafelson, fino al recente Jericow di Christian Petzold (2008).
Oshima si muove dentro una prospettiva radicale che niente vuole concedere alla trasgressione di stampo borghese o alla dottrina dell’Amour fou, modelli sostenuti e “giustificati” dal pathos lirico-drammatico.
La radicalità di Oshima non tratta di amanti clandestini irretiti nella furia del desiderio imprevisto, neanche di ritrovamenti amorosi che si tingono di drammatica sofferenza. L’ambizione è di trasferire sullo schermo la pulsione maledetta e fatale sesso/morte, che si risolve in “perdita” assoluta, scivolamento nel tragico, senza la concessione di scappatoie o uscite di sicurezza.
Gli amanti dell’Impero dei sensi scelgono il desiderio che trafigge, bramano ritrovarsi “murati”, crocefissi dentro la dimensione di eccesso che, dovendo forzare necessariamente le barriere del piacere carnale, finisce per condannarsi all’auto annientamento, esprimendo fino all’ultimo respiro quella compresenza di orrore e splendore che è nelle corde del pensiero filosofico inseguito dal regista: «Io sono l’ossesso che grida in pieno giorno, ogni film dev’essere un atto criminale».
Oshima chiedeva al cinema di acquisire e svelare una strategia di immagini che esaltasse il “particolare” sublime e macabro: primi piani e dettagli di marcata intensità, a volte percorsi dall’ironico refolo di confessioni inverosimili:  “Ho anche consultato uno psicologo – sussurra l’insaziabile Abe Sada all’amante spaventato – mi ha detto che sono ammalata di erotismo”.
Allo spettatore veniva affidato un fantasma, tanto più aggressivo e onnipotente quanto più prossimo alla pulsione ossessiva e non sopportabile. Oshima sapeva orchestrare il realismo e la crudezza delle immagini senza temere alcuna scomunica: lo splendore crepuscolare degli ambienti, i colori a volte discreti a volte sgargianti dei kimono sopra i corpi frementi di ardore, la cupa intensità poetica delle sequenze rubate ai ripetuti amplessi e quelle rare scene in esterno dove occhieggia un pallido mondo forse in imminente estinzione: è su queste altezze di gusto e di stile che il cinema di Oshima si compie e si impone.

''L'impero dei sensi'' di Nagisa OshimaOpportunamente, la Cinémathèque di Parigi dedica al cineasta una Retrospettiva che ha la forza e la credibilità di un richiamo all’ordine. Iniziata il 4 marzo proseguirà fino al 2 maggio 2015, senza trascurare alcun tassello dell’imponente filmografia: le opere realizzate per il cinema – alcune in versione restaurata – e i film realizzati per la TV, tra cui My Life in Cinema: Akira Kurosawa, realizzato nel ’96: 116 minuti di contraddittorio tra due grandi autori.
A Nagisa Oshima dedichiamo un “ritrovamento” che ha il sapore di una primizia. Si tratta dell’intervista che Nicole-Lise Bernheim realizzò con il regista nipponico nell’anno ‘76, poche settimane dopo l’uscita nelle sale francesi dell’Impero dei sensi, e che apparve sul numero 19 della rivista Cinematographe.
Scrittrice innamorata dell’Asia, dell’Oriente e della cultura giapponese, collaboratrice di Le Monde, L’Express e France Culture regista televisiva e produttrice di programmi radiofonici, Nicole-Lise Bernheim si confrontò con Oshima anche nella veste di militante femminista, aggiungendo una nota “caratteriale” che rende ancor più rilevante la versione italiana di questo documento.
(Nicole-Lise Bernheim è morta a 61 anni, nel 2003).

''L'impero dei sensi'' di Nagisa Oshima

Nicole-Lise Bernheim
Prima di vedere L’impero dei sensi avevo timore che si trattasse di un film misogino, ciò che avrebbe urtato la mia sensibilità.

Nagisa Oshima
In rapporto agli uomini in generale e agli uomini giapponesi in particolare, mi considero un uomo che ha molto rispetto delle donne. Diciamo meglio: un sufficiente rispetto. Abe Sada, l’eroina del film, è un personaggio che i giapponesi adorano da sempre, una donna che tutti i giapponesi vorrebbero incontrare un giorno. Su questa “ammirazione” il film è stato imbastito, offrendo anche a lei l’impressione che non si trattasse di un film misogino.

Nicole-Lise Bernheim
Cosa pensano le donne giapponesi di un personaggio come Abe Sada?

Nagisa Oshima
A mio parere, le donne giapponesi vorrebbero chiamarsi Abe Sada e vivere come lei. Le attrici a cui ho fatto leggere il copione dopo averlo scritto, mi hanno detto – tutte – che avrebbero voluto interpretare quel ruolo. Anche le attrici a cui non l’avevo proposto, mi hanno poi confessato che avrebbero voluto farlo.

Nicole-Lise Bernheim
L’attrice che lei ha scelto è molto conosciuta in Giappone? Le chiedo questo perché i rapporti sessuali mostrati nel film non sembrano tutti simulati. Mi domando se un’attrice nota avrebbe accettato quella parte.

Nagisa Oshima
L’attrice – Eiko Matsuda – è al suo primo film. Inizialmente, per lei è stato difficile, ha incontrato difficoltà psicologiche di vario tipo, ma dopo un po’ è riuscita a imporsi, ad affrontare le scene con minori difficoltà rispetto all’attore maschile.

Nicole-Lise Bernheim
Si tratta comunque di bravissimi attori.

Nagisa Oshima
L’interprete maschile – Tatsuya Fuji – è abbastanza noto in Giappone.

Nicole-Lise Bernheim
Nel film si vedono spesso personaggi secondari che guardano o spiano la coppia mentre fa l’amore. È un riferimento alle antiche stampe giapponesi?

Nagisa Oshima
Leggendo la sceneggiatura ci si accorge che questi personaggi secondari sono sempre importanti ai fini della scena. Tuttavia, c’è anche un riferimento alle antiche tradizioni, come nella scena del falso matrimonio, dov’era consuetudine fare assistere agli amplessi le persone presenti. Veniva fatto per aumentare il piacere degli amanti. E queste persone, poi, potevano decidere di partecipare o di guardare soltanto.

Nicole-Lise Bernheim
Lei ha visto, immagino, il film di Mishima Riti d’amore e di morte?

Nagisa Oshima
Sì, un film molto interessante.

Nicole-Lise Bernheim
Anche i personaggi del suo film desiderano la morte?

Nagisa Oshima
No, non desiderano morire, desiderano seguire fino in fondo la natura del loro piacere. Nel film di Mishima i personaggi bramano di morire con la musica di Wagner in sottofondo: Tristano e Isotta.

''L'impero dei sensi'' di Nagisa Oshima

Nicole-Lise Bernheim
È sempre difficile parlare dei film sulla morte. Lei sei anni fa ha girato Gishiki, La cerimonia: il film è stato accettato nel suo paese?

Nagisa Oshima
Ha avuto successo nel circuito dei film d’essai, è stato premiato come “miglior film dell’anno”: vuol dire che è stato ritenuto meno difficile di altri miei film.

Nicole-Lise Bernheim
Ho visto recentemente L’impiccagione, che lei ha realizzato nel ’68: mi è parso un film molto, molto problematico.

Nagisa Oshima
(ridendo) Sì, è vero. Ma ciò non gli ha impedito di avere un buon successo a Parigi: è rimasto in cartellone 12 settimane.

Nicole-Lise Bernheim
Lei oggi in Giappone è un regista riconosciuto oppure deve trovare ogni volta una coproduzione per realizzare i suoi film? L’impero dei sensi ha una quota di produzione francese.

Nagisa Oshima
È grazie alle coproduzioni che posso realizzare i miei film, ciò che in Giappone non sarebbe possibile. L’esibizione della sessualità, com’è mostrata ne L’impero dei sensi, non è ammessa, la censura giapponese non mi avrebbe consentito di girare quelle scene.

Nicole-Lise Bernheim
Io credevo invece che sarebbe stato più facile girare film di sesso e violenza in Giappone piuttosto che nel nostro Occidente.

Nagisa Oshima
La violenza sì… la sessualità no!

Nicole-Lise Bernheim
Però il film uscirà anche in Giappone…

Nagisa Oshima
Assolutamente no!

Nicole-Lise Bernheim
In Francia uscirà con la X del divieto ai minori?

Nagisa Oshima
Non so… lei cosa pensa della censura?

Nicole-Lise Bernheim
Penso che se certi film piacciono al pubblico, non si dovrebbe proibirli. Ciò che mi ferisce e mi rattrista è vedere un film che insulta le donne.

Nagisa Oshima
Putroppo capita spesso.

Nicole-Lise Bernheim
Ho apprezzato il suo film per questo motivo: è un film sull’amore, sul sesso, sul piacere che non insulta le donne. Finalmente!

Nagisa Oshima
Sì, non capita spesso.

Nicole-Lise Bernheim
Ripeto: grazie a lei abbiamo scoperto che si può fare un film sul sesso e sul piacere senza oltraggiare le donne.

Nagisa Oshima
A me piacerebbe che il sesso fosse piacere e adorazione, non tutti però lo vivono così. Non ho fatto questo film per dare un esempio ma per provocare nello spettatore la possibilità di guardare la sua intimità, il suo spirito.

Nicole-Lise Bernheim
Lei crede ad una funzione politica del cinema?

Nagisa Oshima
Sì e no. Ogni nostra attività può essere al tempo stesso politica e non politica. Il cinema non fa eccezione.

Nicole-Lise Bernheim
Un film che parla così del piacere è, secondo me, un film politico.

Nagisa Oshima
Sì, sono del tutto d’accordo.

Nicole-Lise Bernheim
L’attrice ha un tatuaggio sull’orecchio. Ha un significato preciso? È lei che lo ha voluto?

Nagisa Oshima
No, l’attrice lo aveva già. Ci siamo chiesti se mantenerlo oppure cancellarlo. Ho preferito mostrarlo. Nell’epoca in cui si svolgono i fatti – 1936 – le donne si facevano fare dei tatuaggi. Credevano di ricavarne una forza supplementare.

''L'impero dei sensi'' di Nagisa Oshima

Nicole-Lise Bernheim
Vorrei commentare la fine del film, la scena della castrazione. Per lei ha un significato particolare, è la scena-madre del film?

Nagisa Oshima
Molte persone parlano di quella scena senza considerare che l’evirazione avviene su un uomo non più vivo. L’uomo è già morto e lei taglia i suoi attributi sessuali. Non è proprio una castrazione, la sequenza è importante proprio per questo: è una non-castrazione.

Nicole-Lise Bernheim
Mi pare importante precisarlo.

Nagisa Oshima
È la prima volta che mi capita di dirlo. Di fronte alla potenza del personaggio di Sada, gli uomini hanno paura di essere castrati. Ma nello stesso tempo desiderano essere amati da una donna come ama lei. Fino a quel punto, a quel limite estremo.

Nicole-Lise Bernheim
Il desiderio e il terrore.

Nagisa Oshima
Appunto. Lei che impressione ha avuto dal film? Lo ha trovato pieno di retaggi tradizionali? Un film troppo “giapponese”?

Nicole-Lise Bernheim
Non direi. A parte la presenza delle altre donne-geisha, che spesso entrano e assistono agli amplessi… Forse lei si riferisce a questo quando mi domanda se il film è marcatamente “giapponese”?

Nagisa Oshima
Non particolarmente.

Nicole-Lise Bernheim
Io non credo che in Francia questa giovane donna apparirebbe come un’eroina. Le grandi donne di Francia, che hanno una tempra eroica, si chiamano o somigliano a Giovanna D’Arco: donne che non fanno paura, non uccidono. Ci sono poi altre storie, come Eloisa e Abelardo…

Nagisa Oshima
Ma Sada non vuole incutere paura. Sotto certi aspetti, è una donna adorabile. Non nel senso però in cui l’avrebbe vista Čechov! È una donna che vuole raggiungere il limite massimo del piacere. In tal senso è una donna geniale. Ci può essere un punto ancora più estremo di quello raggiunto da lei?

(Marzo 2015)

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