Godard, il cinema, la Sardegna… e noi

Dal 2 al 4 dicembre la Sardegna festeggia gli 80 anni di Godard. Centoquaranta opere in 50 anni, eppure il genio del maestro in Sardegna sembra ancora sottovalutato. Carlo Rafele, suo grande estimatore, vorrebbe fare dell’Isola una sua nuova terra di elezione. Ecco come.

Jean-Luc GodardDOPO L’ARTICOLO IL PROGRAMMA DELLA MANIFESTAZIONE

Odissea di un’utopia”.  Era il sottotitolo che avevo scelto – inizialmente, sommessamente – per presentare un Progetto che riguardasse gli 80 anni di JLG. Mi ero presto convinto che il “sottotitolo” valesse più del titolo, del “titolone” vero e proprio, sul quale avevo lasciato prevalere la soluzione più semplice e diretta: “Buon compleanno, monsieur Godard!”.
Ma quella parolina, “utopia”, la stavo in verità provando sulla mia pelle: l’intelletto l’aveva a lungo caldeggiata proprio perché nel vestibolo dell’Utopia l’intero progetto sembrava doversi arrestare. Festeggiare gli 80 anni di Godard… in Sardegna! Chi ci avrebbe creduto? Soprattutto si rischiava di naufragare nella domanda che molti avrebbero posto: perché in Sardegna? Una risposta l’avevo tentata, dopo aver visto l’ultimo film, Socialisme. La prima parte si svolge su una Nave da crociera, con tanti anonimi passeggeri che si aggirano privi di credibilità, defraudati di una lingua, di un linguaggio che li faccia consistere. Si assiste a numerosi sbarchi, in varie zone del Mediterraneo: turisti in fila che scendono a terra per… per andare dove? Forse cercano una tana dove andare a morire!

Godard e Anna KarinaEbbene, mi dicevo, a proposito di viaggi, di percorsi, di orizzonti, non sarebbe ora che la cultura europea “imbarcasse”, con tutti gli onori che merita, quel “cartografo” a tutti gli effetti, quel “passeggero-viandante”, perennemente nomade, con cui non c’è mai stato uno stretto rapporto di appartenenza, malgrado si tratti di uno tra i massimi creatori di forme del nostro tempo: Jean-Luc Godard?
Erano i giorni di Cannes, del Festival del Cinema. Godard era stato invitato insieme a Film Socialisme, il direttore del Festival attendeva ansiosamente che lui arrivasse, che si compisse l’evento Conferenza-stampa, forse atteso e voluto più della proiezione dell’opera, considerando le capacità del regista di escogitare in queste situazioni soluzioni dialettiche sorprendenti.
Ma Godard fece il “gran rifiuto”! Per ragioni mai veramente chiarite, inviò un comunicato sibillino, nel quale ribadiva la sua appartenenza alla radice “greca” del continente europeo. Quanto al resto, si limitò a prender congedo, senza offrire spiegazioni.

Jean-Luc GodardFu in quella circostanza che, un po’ per scherzo un po’ per rabbia, maturò in me definitivamente la convinzione che sul “caso” Godard fosse arrivata l’ora di spalancare una scena esaustiva e definitiva.
È giunto il momento, mi dissi, di concedere a JLG gli onori che merita, considerarlo alla stregua dei grandi artisti del XX° secolo, fare intendere ai nostri contemporanei che quando si pronuncia o si scrive il nome “Godard” è come se si dicesse Picasso, Nabokov, Céline, Stravinskij, Michaux, restando in ambito novecentesco.
Non soltanto: Godard ha anche la virtù di compendiare nel tessuto della sua opera alcuni presupposti di quei movimenti che chiamiamo di “avanguardia”, in particolare uno: la critica della cultura contemporanea. Che lui ha saputo bene evidenziare in ogni fase, in ogni stagione del suo proteiforme percorso, raccogliendo sempre e comunque le istanze e le motivazioni che ciascun produttore di “arte” dovrebbe bene tenere in mente.
Insomma, partivo da un monito radicale che si poteva così sintetizzare: urge donare a Godard il posto assoluto che merita, far conoscere l’intera costruzione di arte e di senso che lui ha elaborato con pervicacia e a volte con spirito profetico: un itinerario che oggi conta 140 film in 50 anni di carriera, un’opera che non ha mai smesso di interrogarsi sulle ragioni profonde che la hanno di volta in volta “suscitata”, come se essere “autore”, prima che regista o metteur en scène, volesse dire domandarsi innumerevoli volte “perché” quel film, quel prodotto, si rendano necessari.

Jean-Luc GodardA questo punto dovevo trovare il Luogo… e non poteva che essere il luogo che avevo sempre avuto nel cuore, oltre che nella mente, senza nominarlo ad alta voce.
Vorrei che Godard sbarcasse in Sardegna, una Terra di cui si parla ancora troppo poco in Europa; vorrei che fosse appunto un’Isola, “quell’Isola” beninteso, a generare qualcosa di diverso della semplice Rassegna, della consueta Retrospettiva di opere, che solitamente prevedono i film del primo periodo e lasciano inesplorate le altre, problematiche, zone del suo percorso.
La Sardegna potrebbe diventare una sua nuova terra di elezione e di gloria, sarà il Porto del Mediterraneo dove farlo “tornare”, concedendogli non soltanto la visibilità che merita (di cui, forse, ha imparato a fare a meno) quanto – soprattutto – la realizzazione intorno al suo nome e alla sua “cartografia” cinematografica di una grande, ambiziosa Mostra Esposizione che tenga insieme i due “fronti” di lotta che hanno connotato il suo viaggio nel divenire dell’arte: la memoria e il moderno, l’immagine del cinema e l’immagine del mondo contemporaneo.

Jean-Luc GodardQuindi, un Godard che anche nello spazio del “museo” e della consacrazione, continui a parlare al nostro spirito contemporaneo, continui a mostrarci la “parte nascosta dell’iceberg”, magari avviando un colloquio diretto con le nuove generazioni, con coloro che per ragioni di età hanno mancato la presa diretta del suo metodo nonché il fascino lirico-poetico del suo approccio all’immagine. Come fare, allora? Il primo squillo di tromba lo indirizzai, una mattina di luglio, agli amici di Cinemecum. Chiamai Enrica Anedda e le dissi: ho un testo da pubblicare, non voglio anticiparti per telefono di cosa si tratta, leggilo e mi dirai.  La settimana dopo lo vidi piazzato sulla rivista, corredato opportunamente di foto, che la Redazione di Cinemecum aveva pazientemente raccolto su Internet. Compariva anche un occhiello introduttivo, che invitava a raccogliere l’appello che stavo lanciando, quindi a mobilitarsi per costruire qualcosa intorno agli 80 anni di JLG.  Attesi con curiosità che giungessero le prime risposte. Dagli addetti ai lavori, soprattutto. Come reagiranno? Verranno allo scoperto i cineasti del presente, i godardiani dell’Isola? Ahimè, le adesioni furono pochissime. Ne cito due: Giovanni Columbu e Salvatore Pinna. Con il primo avevo condiviso un’importante stagione di lavoro sul set di Su Re, la sua lettera di solidarietà fu per me particolarmente incoraggiante. Giovanni raccoglieva l’invito e rilanciava: invitiamo Godard, facciamolo venire in Sardegna!

Jean-Luc GodardGià, l’ambizione era appunto questa: immaginavo il Nostro collegato in diretta audio-video, che approfitta di questa celebrazione, dei suoi tormentati 80 anni, per lanciare una dura, spietata reprimenda sullo stato del cinema… e noi a incalzarlo senza tregua, domandandogli: perché il cinema non ha mai risposto alle domande che tu vai ponendo da oltre mezzo secolo? Ecco… ecco come partì il Progetto che da giovedì 2 dicembre sarà a disposizione di chi vorrà condividerlo e la cui Presentazione affido alla redazione di Cinemecum. Arresto qui, al momento, il diario-racconto. Avrò modo di continuarlo più in là, quando questi giorni concitati avranno forse avuto il compimento desiderato e potrò, potremo, fare un bilancio di ciò che abbiamo messo in campo. Ora incalzano le cose da fare da sistemare da organizzare, le cose previste e non ancora compiute, la lotta contro il tempo dei preparativi, la concitazione che scandisce una vigilia come questa.  Sia l’Anteprima che la Manifestazione Evento di Marzo-Aprile servono a rispondere agli interrogativi che il Progetto in sé pone: perché Godard, perché la Sardegna, perché il cinema d’autore, oggi!

Godard e l'Arca del TempoNaturalmente, non è un cammino che avrei potuto fare da solo. Mi affianca l’amico Alberto Soi, grafico-designer, senza il cui apporto questa “idea” non si sarebbe realizzata.  Il modulo architettonico Arca del tempo di Settimo San Pietro è una sua opera, le Sale dove l’Anteprima sarà ospitata – giovedì e venerdì – portano la sua firma; suo, quindi, il contatto e l’incontro con il Sindaco di Settimo – Costantino Palmas – che si è subito premurato di rendere concreto e possibile il Progetto. Conclusi i festeggiamenti del venerdì, il nostro pensiero correrà immediatamente alla Manifestazione Esposizione di Cagliari, nella prossima primavera. Per quell’evento l’ambizione, come avete modo di rilevare, è parecchio più consistente. Mostra biografica, proiezioni antologiche, workshop… poi, soprattutto, i tanti Ospiti di marca godardiana, che faremo affluire e a cui domanderemo di esibire il racconto e il segno della collaborazione con il sempre imprevedibile Maestro. Stiamo cercando già in questi giorni l’aiuto e l’assistenza delle Istituzioni: Comune, Provincia, Regione… il Banco di Sardegna, che ringraziamo per il contributo offerto nell’Anteprima.

GodardCe la faremo? Lasciamo la domanda in sospeso: intanto corriamo verso il Brindisi, la Torta – la CuccurTorta, disegnata da Alberto Soi – e verso quel film il cui titolo è già “impegno”: Film Socialisme.  Sarà un’Anteprima Nazionale, nella versione francese: il film non ha un distributore italiano né mi illudo che possa trovarlo nel futuro prossimo. Infine, proprio oggi, componendo i Pannelli che accoglieranno i visitatori a Settimo – le frasi, le macchie di conoscenza e di cinema che JLG ha distribuito nel suo mezzo secolo di militanza – mi colpiva questa dichiarazione, dell’anno ’89: “Ciò che rimpiango è che invecchiando oso di meno, e oserò sempre meno. Rimpiango l’epoca della Nouvelle Vague, quando non avevamo nessuna paura. Vorrei ritrovare questo. Durante la Nouvelle Vague avevamo una forza incredibile, eravamo tre o quattro, ma comunicavamo in continuazione, senza fermarci. Quando finivo di scrivere un articolo per i “Cahiers” lo mostravo a Rohmer, e se mi diceva che andava bene ero più contento che se oggi mi dicessero di aver fatto trecentomila spettatori. Avevamo una forza straordinaria, che ho perduto, come una stella che si raffredda. I corpi diventano freddi”.
È ora di cominciare! Vi aspetto..

(Rivista Cinemecum Dicembre 2010)


PROGRAMMA

Giovedì 2 dicembre 2010, dalle ore 17
Comune di Settimo San Pietro / “Arca del Tempo”

-Visione in anteprima dello slide show: “Due o tre cose che (non) sappiamo di lui” di Carlo Rafele e Alberto Soi.
-Presentazione del Progetto Godard 2010 e 2011.
-Convocazione del Consiglio comunale di Settimo San Pietro per la Cerimonia di consegna della Cittadinanza Onoraria al regista Jean-Luc Godard.

Venerdì 3 dicembre 2010, ore 16-21
Comune di Settimo San Pietro / Arca del Tempo

-“Buon Compleanno, Monsieur Godard!” / Serata-Evento
-dalle ore 16 alle 21 proiezione continua dei film: Alphaville, Pierrot le Fou e Histoire (s) du Cinema
-ore 17 Proiezione dello slide show Due o tre cose che (non) sappiamo di lui
-ore 18 Proiezione anteprima nazionale di “Film Socialisme” (La libertà costa cara) di Jean-Luc Godard (2010)
-ore 20 Brindisi di auguri con Torta di 80 candeline: “Fino all’ultimo Godard”.

Sabato 4 dicembre 2010, ore 21
Comune di Cagliari / “Piccolo auditorium”

-Proiezione Prima nazionale di “Film Socialisme” (La libertà costa cara) di Jean-Luc Godard (2010)

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